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Perché Accordo per la crisi d’impresa e istituzione del trust?

In stato di crisi, l’imprenditore può richiedere, depositando apposita documentazione, di cui all’articolo 161 della legge fallimentare, la convalida di un accordo di ristrutturazione dei debiti stipulato con i creditori rappresentanti almeno il 60% dei crediti. Unitamente alla documentazione deve essere presentata una relazione redatta da un professionista, designato dal debitore, sulla veridicità:

  • dei dati aziendali
  • dell’attuabilità dell’accordo, con esplicito riferimento alla idoneità del debitore ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei nel rispetto di precisi termini. Entro 120 giorni dall’omologazione, in caso di crediti già scaduti a quella data, e entro 120 giorni dalla scadenza, in caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione o convalida

L’accordo per la crisi di impresa raggiunto con i creditori deve successivamente essere omologato dal tribunale, che dovrà valutare l’attuabilità in base alla idoneità del piano stilato e alla regolare esecuzione dei pagamenti ai creditori esterni all’accordo.

Un primo problema che può sorgere è che il tribunale stesso può rigettare l’omologazione dell’omologazione. Le disposizioni non trattano il caso in cui vi sia l’impossibilità di adempiere a quanto stabilito. Certamente i creditori avranno la possibilità di richiedere una risoluzione per inadempimento o porre in atto una azione per responsabilità contrattuale per violazione degli obblighi.

Accordo per la crisi d’impresa e istituzione del trust: una valida soluzione

Un’alternativa alquanto valida per evitare problemi potrebbe essere quella dell’istituzione di un Trust che negli ultimi anni ha registrato un crescente utilizzo da parte delle imprese in crisi, come tecnica di accelerazione delle operazioni di chiusura del fallimento o di liquidazione dell’attivo o come forma di garanzia della massa dei creditori nei concordati fallimentari e preventivi.

Negli ultimi anni si è registrato un crescente utilizzo del trust nel diritto delle imprese in crisi, come tecnica di accelerazione delle operazioni di chiusura del fallimento o di liquidazione dell’attivo o, ancora, come forma di garanzia della massa dei creditori nei concordati (fallimentari e preventivi).

Il trust istituito all’interno di un accordo di salvataggio potrà:

  • separare nettamente i diritti dei creditori segregati e il patrimonio del debitore;
  • attribuire ad un soggetto professionista la liquidazione dei beni di difficile monetizzazione secondo regole precise condivise da tutti i creditori;
  • garantire la massima trasparenza, ad esempio con la redazione da parte del trustee di rendiconti periodici chiari e precisi riguardo il suo operato.

L’istituto del trust rende una porzione di patrimonio insensibile alle vicende personali e patrimoniali del trustee.

La costituzione del trust viene concepita come uno strumento più efficiente della concessione di una garanzia reale sui beni.

Nel trust vi è la reale certezza della destinazione dei beni, tramite la costituzione di un vincolo per il pagamento del debito, considerando che il trust è finalizzato alla liquidazione del patrimonio ed alla distribuzione del ricavato ai creditori concordatari.

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